Si è svolta stamattina a Piazza Cairoli, come in altre 20 piazze italiane, una manifestazione di studenti di medicina e specializzandi contro il precariato dei camici grigi e dell’imbuto formativo.

«Medici in formazione, medici in mobilitazione!» è lo slogan dell’iniziativa che ha coinvolto, in 21 piazze in tutta Italia, migliaia di studenti e giovani medici specializzandi con l’obiettivo di protestare contro le inadeguatezze dell’inquadramento normativo attuale. Nel manifesto dell’iniziativa si legge: «Nella situazione attuale, frutto di oltre un decennio di politiche di austerità e ora segnata da una pandemia mondiale, è necessario rivedere con urgenza la programmazione della formazione medica. Il numero di Contratti di Formazione Specialistica e generalista deve essere adeguato ai fabbisogni di salute della popolazione, soprattutto visti i risultati di anni di tagli alla Sanità: dal 2010 il Servizio Sanitario Nazionale è stato privato di circa 37 miliardi di Euro».

La necessità di far fronte all’emergenza COVID-19 ha messo in luce i gap di un sistema sanitario vittima di decenni di tagli.

«Chiediamo l’azzeramento dell’imbuto formativo» che riduce le possibilità per decine di migliaia di studenti ad accedere formazione specialistica a causa di un numero insufficiente di borse finanziate.

«Chiediamo un rapporto 1:1 tra neolaureati e posti di formazione specialistica o generalistica e rifiuteremo qualsiasi proposta al ribasso. Rifiutiamo qualsiasi possibilità di formazione senza retribuzione.

Chiediamo che questa estensione sia finanziata stabilmente per rispondere al fabbisogno di salute della popolazione e non ad esigenze di bilancio, allargando la formazione alle realtà del territorio attraverso rotazioni fra ospedali universitari e periferici, in modo da mantenere un adeguato rapporto tra medici in formazione e strutture di formazione. Chiediamo, inoltre, che vengano riviste le modalità concorsuali per l’accesso alle specializzazioni mediche.

Chiediamo una vera evoluzione del contratto del medico in formazione specialistica, con il riconoscimento e la retribuzione di guardie e straordinari e l’introduzione di forme contrattuali di formazione lavoro nelle forme più opportune e adatte a tutelare la qualità della formazione, ma allo stesso tempo che permettano la tutela della responsabilità professionale e i diritti di un professionista in formazione.

Chiediamo la garanzia di una formazione di qualità, uniforme fra tutte le scuole, rispettando la possibilità di rotazioni previste nel tronco comune e nella rete formativa nonché assicurando la formazione frontale prevista. Chiediamo una certificazione della graduale assunzione di competenze, inquadrata in un percorso formativo definito e non assoggettabile alle esigenze delle aziende ospedaliere, che ci consenta di assumerci formalmente le responsabilità che già ci assumiamo informalmente. Chiediamo che in ogni sede venga garantita una rappresentanza degli specializzandi che abbia voce per intervenire attivamente sui contenuti e sui metodi della nostra formazione.

Chiediamo che venga riconosciuta la centralità della medicina sul territorio, realtà che si assume la cura della persona nella sua totalità e globalità.

Chiediamo che venga garantito ai futuri Medici di Medicina Generale un percorso formativo di qualità, nel quale venga valorizzata l’importanza di una gestione globale e proattiva dei pazienti, e tutele pari a quelle dei colleghi in formazione specialistica».