La crisi politico-amministrativa nei palazzi del comune di Messina è tutt’una cosa con la crisi economico- sociale della comunità di Messina.
Comune e comunità nascono ad un patto, sono l’ordinamento giuridico e la convivenza, e semplicemente lo ignora chi giudica surreale lo scontro tra sindaco e consiglio o chi lo descrive come una farsa macchiettistica.
I protagonisti sono realmente drammatici.
E’, infatti, in corso, e non solo in Italia, una progressiva espansione del potere esecutivo con corrispondente riduzione a funzione notarile del Parlamento, Assemblea rappresentativa dell’unità della nazione e degli interessi di tutta la società.
Alla assolutizzazione e autonomizzazione della funzione esecutiva si dà il nome di Governabilità, del cui regime il sindaco De Luca è palese fautore e interprete. Il fondamento della sua azione non va quindi confuso con il peccato veniale del suo stile.
Il marziale “cambio di passo” è una logica conseguenza del patto “Salva Messina”, per cui la resistenza dei consiglieri alle implicazioni del patto prima siglato risuona contraddittoria.
La realtà delle condizioni della nostra città che stenta a giungere a consapevolezza nel dibattito in Consiglio, sono le casse vuote a causa della crisi endemica dell’economia locale, per i sempre più ridotti trasferimenti dal governo centrale, sia infine per la decisione dogmatica di pagare un debito pubblico mai giustificato facendolo gravare su cittadini prostrati e incolpevoli, come ha bene spiegato Gino Sturniolo su Tempo Stretto del 22 gennaio.
L’assemblea cittadina, se non vuole subire lo strutturato disegno amministrativo del sindaco, riscopra i diritti e gli interessi aboliti e compromessi dalla crisi e riproponga le domande sempre evase e sempre attuali sul debito pubblico: se si deve pagare; chi lo deve pagare, come questione morale, etica, politica.”
Callegari Carlo, delegato partito animalista italiano