Nel recente intervento della Magistratura sulla gestione della “sanità in Sicilia” e nel dibattito, spesso ripetitivo e stantio, che ne è seguito non ci ha colpito la recrudescenza dello scontro fra il nostro Sindaco e Musumeci (che pure lui ha contribuito ad eleggere), né i soloni che ricordano a tutti come l’avviso di garanzia non sia un verdetto di condanna ma una civile forma di garanzia perché l’indagato possa difendersi al meglio.

 

Né ci sorprende chi si straccia le vesti per la “fuga di notizie” nel corso delle indagini: chi lo fa spesso dimentica che il pubblicare atti processuali provenienti dagli “avvisi” non è reato poiché di documenti pubblici si tratta (e spesso diffusi ad arte dagli stessi inquisiti).

Il nostro giornale è indenne, in ogni caso, da tutto ciò perché non facciamo “giudiziaria” o “nera” ma siamo tra quelli che ritengono che in una auspicabile ed urgente riforma della Giustizia si intervenga perché questo strumento irrinunciabile sia limato in modo da fornire esclusivamente le indicazioni essenziali lasciando solo ai legali la possibilità di andare a leggere l’intero fascicolo.

Noi oggi interveniamo solo su una frase, riferita dai legali dell’ex assessore Razza, per una banale riflessione politica: “Mi avvalgo della facoltà di non rispondere”.

 

Anche la “facoltà” di non rispondere è una previsione giuridica a difesa dell’imputato, generalmente la si usa nei casi in cui le risposte potrebbero danneggiare la posizione del presunto reo o coinvolgere terzi, con il pericolo di aggravare l’imputazione.

Questo per in comuni cittadini, perché per chi fa politica e dovrebbe agire alla luce del sole è un po’ diverso

Certo, chi fa politica è un cittadino e come tale ha diritto a tutte le garanzie, ma la sua libera scelta di dedicarsi alla res pubblica se da un lato non deve procurargli vantaggi, dall’altro deve aumentarne la trasparenza dell’operato e deve anche rispondere all’opinione pubblica indipendentemente dalla posizione processuale.

Un politico che si avvale “della facoltà di non rispondere” non viola alcuna norma ma il contratto morale stipulato con i cittadini e dà adito all’applicazione di quanto diceva una arguto politico, che ha portato con se nella tomba tanti segreti della storia italiana,: “a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina…

Ecco, noi non vogliamo pensar male ma il sodalizio Razza-Musumeci certamente non ci aiutano !

Una riflessione a margine dell’esperienza pandemica:

Il prossimo Parlamento, se vorrà contribuire a riportare normalità ed equità nel paese, dovrà porre mano, ancora una volta, ad una riforma costituzionale per evitare le aberrazioni provocate dal Titolo quinto.

La salute, bene tutelato dalla Costituzione, oggi (con la riforma favorita anche dalle forze progressiste) è fonte di malaffare ed ingiustizie.

Il “Servizio Sanitario Nazionale”, conquista di alta civiltà, è stato svuotato con l’attribuzione di troppi poteri alla Regioni minando il diritto uguale per tutti alle cure mediche di alta qualità, favorendo lobby, carrierismo, arricchimenti illeciti, a danno dei più deboli e del sud in particolare.

Da subito occorrono forti investimenti economici nel settore ma a questi, in nome della democrazia, va accompagnato un Servizio che torni ad essere “Nazionale” !

Destinare i fondi sarà impresa facile.
Utilizzarli bene nell’interesse di tutti, evitando sprechi e fortune politiche, sarà più difficile e occorrerà avere la capacità di dire molti NO: anche in questa battaglia di civiltà si misurerà la capacità delle forze democratiche e di progresso.