Da LabDem Messina riceviamo

“Azzerando   ogni complessità  ed ogni retro pensiero legato  a quelle  complesse ideologie  novecentesche che    sembrano non   andare  più  di  moda  è  oggi  necessario ed  opportuno replicare, in maniera  semplice e quasi  trasversale, a quanto  riportato  dal governatore  Musumec i in una sua  ultima  intervista relativa  alle polemiche  legate alla  nomina di un esponente siciliano della Lega come assessore ai Beni  culturali  dell’isola;  questa breve nota non fa riferimento alla suddetta scelta quanto  piuttosto ai modi utilizzati dal  governatore per  difenderne  la  determinazione.

intervento all’ARS dell’on. Lupo:

Le espressioni  usate da Musumeci  riportano   alla  mente     quanto  scriveva  anni  fa V. Foa profondamente colpito dal  degrado del  linguaggio  politico negli anni del  berlusconismo al potere : “…forse il  degrado  politico e delle sue  parole sta  proprio  nell’agire pensando  di essere soli  o  nel pensare  solo  a se  stessi..”  ,  quel degrado   non era  evidentemente  solo un fenomeno  passeggero  purtroppo.

Un  uomo  delle  istituzioni  dovrebbe considerarsi   come il  legittimo  rappresentante di TUTTi  i  cittadini del  territorio che egli e’ chiamato ad  amministrare,  non solo di  una parte di  essi  o peggio dei propri   interessi  di partito;   un uomo delle  istituzioni  dovrebbe  considerarsi  come  il  custode  di  una  democrazia  intesa  come potere partecipativo  e  relazionale  di  una  comunità di cittadini che  orizzontalmente   condividono  TUTTI   uno  spazio  comune    attraverso  il dialogo,  il  confronto ( anche  acceso),   la  fatica  del dibattito, la  critica  che nasce  naturalmente  da un sentire  diverso ma che deve essere   sempre    di   diritto    legittimato  in uno spazio  democratico condiviso;  un  uomo delle  istituzioni  dovrebbe  anzi  considerare   la  critica come  il  sale  della  democrazia  e  giammai come  un  qualcosa  inteso  “ a sequestrare  la  democrazia “.

Risultano  davvero  offensive per  circa 60.000, e sicuramente piu’,  cittadini  siciliani  le espressioni del  governatore  Musumeci    che  ci dipingono come  “ gruppi  di  poveretti  con  problemi   personali o familiari “, persone  non per bene  laddove  invece “  le persone per bene rimangono a casa”  e quindi, verosimilmente, tacciono  educatamente;  sono  parole  pesanti, parole anche  inquietanti   poichè suonano  quasi   come un invito  alla  deresponsabilizzazione  e ad  una “educata”, domestica   indifferenza ,  parole   alle  quali e’ quindi  necessario  ribattere  ribadendo  che  l’indifferenza e’ invece  solo  una   fuga dal  dovere  civico  dell’impegno ,  una  fuga  dal dovere  civico di    praticare quell’articolo  21  della nostra  Costituzione che  da’ a TUTTI  il diritto  di manifestare  liberamente  il proprio  pensiero con le parole, lo  scritto ed  ogni mezzo  di diffusione.

Esiste  un nesso  necessario ed  inscindibile  tra le parole,  il linguaggio  e la politica e la storia ce lo insegna; A. Harendt   riteneva anzi  che la dimensione  della  narrativa  costituisse  uno  dei prerequisiti  essenziali   per  un autentico  agire politico.

Che   pagina triste ha scritto oggi   con  la sua narrativa  un  governatore che  Il Sole 24 ore riportava  già all’ultimo posto  nell’indice  di  gradimento  tra   i governatori  regionali  in Italia   per il 2019 ; le parole  di oggi    scavano  ancora  più  profondamente  un solco  che già  era   evidentemente  segnato.

S i   può forse sperare  che questa  caduta  di stile  sia  magari  conseguenza  della fragilità del  momento che  viviamo  oppure,  più realisticamente,   dobbiamo  ritenere che  se  è vero  che lo spirito critico è il sale  della  democrazia    come Cristo  si fermò ad Eboli  così la democrazia oggi si   ferma  sulla sponda calabra  dello  Stretto di Messina,  ridotta forse  a  pura teoria senza  effettivo  diritto  di  pratica.”