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Massimo Costa, docente di Economia all’Università di Palermo e fondatore del movimento ‘Siciliani liberi’, presenta l’avvocato Roberto La Rosa come candidato alla presidenza della Regione Siciliana e punta a conquistare gli elettori attraverso la sua idea di costituire in Sicilia una zona economica speciale (ZES). Di cosa si tratta?
“La soluzione, per dotare la Sicilia di un sistema monetario compatibile nel breve termine con quello europeo, prevista dalla Zona Economica Speciale, è l’emissione di una moneta complementare, sotto forma di Moneta fiscale, come è già teorizzata e sperimentata in altre fasi storiche ed aree del mondo. La moneta fiscale non crea confusione essendo nella pratica indistinguibile dalla moneta legale, almeno nelle transazioni interne. Essa dà respiro alle finanze regionali, favorisce gli investimenti (proprio perché libera risorse pubbliche in moneta legale), favorisce la filiera corta, e quindi i redditi, l’occupazione, la tutela della salute. L’aumento di domanda, spendibile solo in offerta interna, porta ad un impiego di fattori produttivi sottoutilizzati, e quindi a un aumento di gettito che compensa il credito fiscale incorporato nella moneta stessa. Oltretutto essa non costituisce formalmente debito, e quindi non contrasta con gli obblighi derivanti dalla finanza europea. Consente anche una migliore distribuzione del reddito e un benessere diffuso, potendo essere utilizzata per finanziare tanto la fiscalità di vantaggio di cui si è detto alla precedente sezione, quanto un reddito di cittadinanza per particolari categorie di persone dotate di particolari requisiti (disoccupati, casalinghe, studenti universitari).
Accanto allo strumento della moneta fiscale, naturalmente, la Sicilia deve poter disporre di un efficiente sistema di finanza e credito propri, sottratto alla speculazione internazionale. Pertanto, nell’ambito del nostro programma, sono previsti i seguenti interventi, nel campo della moneta, del credito e della finanza:
1. La Sicilia, pur restando in unione monetaria con la Repubblica italiana, e quindi per transitività con l’eurozona, ha la facoltà di emettere un certificato di credito fiscale (il Tarì), che attribuisce al portatore il diritto di utilizzarlo come mezzo per l’estinzione di obbligazioni tributarie di qualunque tipo.
2. L’istituto che emette i Tarì sarà pubblico, controllato dalla Regione, governato in maniera autonoma dalle maggioranze politiche di volta in volta al governo della Regione da una competente tecnocrazia, gestirà i conti individuali in maniera accentrata, e attribuirà unicamente alla Regione (o ai Comuni se così sarà da questa disposto) i benefici economici derivanti dall’emissione dello strumento.
3. Il Tarì non sarà emettibile da istituti privati. Le banche saranno incentivate a gestire i conti in Tarì, ma dovranno lucrare prevalentemente sulle commissioni derivanti dai servizi di tesoreria, tenendo dello stesso strumento una riserva frazionaria presso l’istituto pubblico monetario regionale non inferiore al 50%.
4. Il Tarì sarà uno strumento nominativo o al portatore, non necessariamente tracciabile, sotto forma di deposito in c/c, o di carta ricaricabile, anche anonima (in tal caso nei limiti consentiti dalle leggi sul riciclaggio, auspicabilmente fino a 5.000 euro di valore), ovvero sotto forma di certificati cartacei, per tagli minori, o gettoni metallici, per gli importi divisionali. Esso sarà irredimibile (per non essere classificato come debito), a tempo indeterminato (ma utilizzabile come credito fiscale non prima di due anni dall’emissione) e senza interesse.
5. Esso potrà essere accettato, sulla base di intese con imprenditori e in particolare nel settore della distribuzione commerciale, per tutte le transazioni di compravendita di beni e servizi interni al territorio dell’Isola per una quota pari almeno al 50 % della transazione. Questa percentuale potrà essere variata, su base fiduciaria, in base alla libera contrattazione tra le parti. I pagamenti in Tarì potranno avvenire con ogni mezzo, anche via internet o telefonia mobile.
6. Il Tarì è posto in parità fissa 1:1 con l’euro ma è inconvertibile per evitare manovre speculative. La sua quantità è emessa a insindacabile giudizio dell’Istituto monetario regionale che lo gestisce in modo da massimizzare l’impiego dei fattori produttivi senza creare inflazione. In nessun caso il Governo della Regione potrà dare disposizioni sulle quantità della sua emissione.
7. La Regione potrà imporre sulla moneta fiscale elettronica una commissione, ad ogni transazione, in misura fissa o proporzionata alla transazione stessa (esempio 0,25 % sull’importo della transazione). Sui titoli fisici (cartacei o metallici) sarà invece indicata una scadenza, con possibilità di rinnovo per mezzo di demurrage (esempio 1 %, per evitare l’eccessivo ricorso al circolante), per incentivarne la più rapida circolazione.
8. La sua immissione avverrà principalmente attraverso tre canali: pagamento (parziale) di tutti gli acquisti di beni e servizi dagli enti pubblici (le imprese appaltatrici accettano un pagamento al 10 % in moneta fiscale siciliana), attribuzione ai Comuni, assegnazione ai cittadini per finalità sociali.
9. L’istituto monetario regionale avrà la vigilanza esclusiva sulle aziende di credito aventi sede nel territorio della Regione Siciliana. Ci saranno anche corrispondentemente un’autorità di vigilanza sulle assicurazioni private e sui mercati finanziari. Le banche esterne al sistema, hanno libertà piena di insediamento nel territorio della Regione siciliana, ma sottostando alle regole interne e alla vigilanza interna.
10. La Regione garantirà la piena libertà e concorrenzialità delle imprese bancarie, tutelando in ogni caso il risparmio privato. L’unica restrizione alla concorrenza dei servizi bancari è il divieto tassativo dell’interesse composto; sono rafforzate le misure antiusura.
11. Il servizio postale pubblico è regionalizzato e i relativi servizi finanziari sono gestiti da un ente regionale. La Cassa Depositi e Prestiti è regionalizzata nel territorio della Sicilia.
12. È istituita la Borsa Valori Siciliana. In essa sarà sperimentato un nuovo codice etico contro le speculazioni prive di contenuto economico: saranno vietate le operazioni allo scoperto e le transazioni di strumenti derivati; questi ultimi saranno tutelati dalla legge solo per la funzione per la quale sono nati, e cioè per la copertura di specifici rischi, mentre quelli di carattere puramente speculativo saranno impegnativi soltanto su base volontaria tra le parti che li hanno sottoscritti, senza protezione da parte dell’ordinamento.
13. I revisori dei conti degli enti pubblici, quelli delle società private quotate, o comunque sopra soglie dimensionali stabilite per legge, ovvero le altre aziende sottoposte a revisione obbligatoria dei conti, saranno sorteggiati da elenchi pubblici, e non nominati da chi detiene il controllo degli organi deliberativi delle medesime aziende.
14. Nel settore bancario, assicurativo e della finanza, attraverso gli appositi organismi di vigilanza, sarà progressivamente ricostituito un tessuto autonomo di aziende, che assicuri alla Sicilia autosufficienza finanziaria, e che garantisca che il saldo tra i capitali investiti in Sicilia e quelli investiti altrove sia positivo per i nostri territori.
15. Fra questi operatori nel settore finanziario, sarà presente almeno una banca pubblica, con un settore dedicato al credito industriale ed uno dedicato al credito al dettaglio o commerciale e un’assicurazione pubblica. Il sistema sarà quindi misto, tra pubblico e privato, tra imprese capitalistiche e mutualistiche”.