Gentilissimo Direttore,
la storia infinita del
ponte sullo Stretto di Messina è ormai nota, ma vale la pena di riassumerla.
” Costruiremo il ponte di Messina”! Era l’8 maggio del 2005, quando
Silvio Berlusconi pronunciò quelle parole. Mai un ponte che per definizione dovrebbe unire, ha diviso così tanto.
Da una parte c’è chi sostinene che sarebbe un formidabile volano per la ripresa dell’intero Mezzogiorno, se non addirittura una sensazionale attrazione turistica, dall’altra chi lo giudica una nuova cattedrale nel deserto che deturperà irrimediabilmente uno dei luoghi più belli del mondo. Ci provò il governo Berlusconi nel 2001 con la sua legge obiettivo a far decollare il ponte, arrivando faticosamente ad un passo dall’apertura dei cantieri, affidando la costruzione dell’opera all’Eurolink, di cui è azionista di riferimento Impregilo.
Quando però nell’estate del 2006, cambiò la maggioranza, il ponte finì in un binario morto. Il governo di centrosinistra presieduto da
Romano Prodi cercò di liquidare la Società Stretto di Messina, concessionaria dell’opera, ma l’allora ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, sventò la mossa in extremis. Nessuno lo ringrazierà: difatti se l’operazione non si blocca il “merito” è suo.
Nel 2008 ritorna Berlusconi e il ponte diventa ancora una volta un grande strumento di propaganda, tanto che, il progetto, a quarant’anni dal suo debutto, riprende vita. Ma nella maggioranza di centrodestra non tutti sono concordi. La lega di Bossi proprio non riesce a digerirlo questo progetto. Così tra alti e bassi, tra opposizioni interne ed esterne, la cosa va avanti sia pure lentamente. E si arriva ai tempi nostri, ovvero al progetto definitivo.
Nel frattempo sono stati spesi almeno 250 milioni di euro! Ma gli intoppi non sono finiti! Sulla carta per aprire i cantieri, non mancherebbero che poche formalità e sempre sulla carta adesso non sarebbe più possibile tornare indietro, perché revocare , significherebbe essere costretti a pagare penali per svariate
centinaia di milioni. Nonostante ciò, il percorso si è fatto ancora una volta impervio, non per colpa dei soliti ambientalisti, ma piuttosto per questioni politiche, mascherate da difficoltà economiche. A remare contro adesso è lo stesso governo Berlusconi, uscito sconfitto dalle recenti elezioni amministrative e referendarie.
Dopo la batosta elettorale,
la Lega Nord che già del ponte non ne voleva sentire parlare, ha alzato la posta, per assecondare una base sempre più polemica e contraria a programmi da fantascienza che per la difficile situazione di bilancio non stanno né in cielo né in terra.
Questa è l’aria che tira nella maggioranza, costretta a varare in tempi brevi una manovra di 40/45 milioni di euro per sistemare i conti.
Ecco perché il ponte è ormai su un binario morto.
Intanto nella sede messinese di
Eurolink, dove lavoravano decine di persone, sembrano già cominciate le vacanze. Non ci credono più neppure gli addetti ai lavori. La grande illusione del ponte è destinata a svanire.

Un saluto da
Emanuele Ferrara