Carissimo Direttore,
ricorro alla Sua spiccata sensibilità per segnalarle un mio piccolo contributo rivolto a tutti coloro i quali sentono ancora il bisogno di fare politica in modo disinteressato e trasparente.
Ho ricoperto la carica di segretario della sezione 1 Maggio di Prato dal 1975 al 1980. Sono e rimango un convinto sostenitore del compianto Enrico Berlinguer, mio maestro di vita e indimenticabile segretario, oggi purtroppo dimenticato, perché dal pensiero scomodo, ma incredibilmente attuale.
Enrico BerlinguerDopo la sua morte, con la svolta della Bolognina e la successiva nascita del Pds, non ho più partecipato alla politica attiva, ma sono rimasto un sincero  e solitario militante. Ho trascorso gli anni più belli della mia giovinezza a fare politica fra la gente, porta a porta, nei mercati, preparando da solo, dei nastri che diffondevo con l’impiego di un altoparlante nei quartieri popolari della città di Prato, città che mi ospita dal lontano 1975. E’ stata un’esperienza bellissima. Nel 1976 durante quella campagna elettorale che vide trionfare il Pci con il 34,4%, venni richiamato ufficialmente dalla direzione della mia banca perché segnalato da alcuni miei colleghi a fare volantinaggio. benigni e berlinguerMi veniva rimproverato di essere un militante del Pci, ruolo assolutamente non compatibile con quello di capo contabile. La direzione del mio istituto vedeva in me un pericolo per l’immagine della banca. Fui pertanto convocato dal Direttore Generale, di convinta fede democristiana, il quale mi consigliava di abbandonare l’attività politica, minacciando di revocarmi il mandato di capo contabile. Gli dissi che non poteva giudicarmi per le mie idee politiche, in quanto l’articolo primo del CCNL recitava che il lavoratore era libero di esprimere le proprie idee anche sul proprio posto di lavoro. Ma quando gli feci notare che nostra banca a Prato come in Toscana aveva come clienti centinaia di migliaia di artigiani e piccoli imprenditori che avevano riposto la loro fiducia in un grande partito come il Pci, mi disse: “ritorni al suo lavoro, quello che si siamo detti rimanga fra di noi”.
Napolitano e BerlinguerCaro Direttore, ho rischiato più volte in quegli anni perché le mie idee erano sorrette dai grandi valori morali e ideali che la classe dirigente di allora aveva saputo trasmettere alla mia generazione.
Oggi purtroppo le cose sono cambiate in peggio, non ci sono diritti e doveri, ma favori e scambi ed il consenso si manifesta verso quei partiti e quelle persone che promettono di più, verso coloro che possono garantire appalti, finanziamenti e privilegi. Siamo rimasti ben pochi a difendere quelle diversità, quei principi morali che ci hanno fatto crescere come cittadini, attivi protagonisti del nostro tempo.
Quei valori oggi, vanno assolutamente riscoperti se vogliamo dare veramente un senso al futuro di questo paese.

Cordialmente,
Emanuele Ferrara