Gentile Direttore,
le Regioni a “Statuto Speciale” nacquero per ragioni politiche e soprattutto per tensioni con l’Austria, irredentismo, separatismo siciliano e vicinanza con la Jugoslavia. Ma oggi queste ragioni sono ormai superate e non esistono ormai più dal molti anni.
E allora molti si chiedono: che senso ha mantenere nel nostro ordinamento ancora 5 Regioni a statuto speciale? Perchè mai il 15% della popolazione che risiede nelle 5 Regioni a statuto speciale: Sicilia, Sardegna, Valle D’Aosta, Trentino Alto Adige, e Friuli, riceve dallo Stato il 29% dei trasferimenti ossia, tradotto in soldoni, 3540 euro procapite, a fronte dei 1530 che ricevono gli abitanti delle regioni ordinarie? Si parla molto in questi giorni di risparmi e di sprechi, di debito pubblico accumulato e di sacrifici chiesti ai cittadini per risanare le casse dello Stato, ma non si riesce a promuovere una politica giusta e rigorosa che tenga conto del patrimonio posseduto, cosicché, la tanto conclamata “patrimoniale” regolarmente applicata dagli stati più avanzati d’Europa, non viene presa in considerazione dal nostro governo, per fini esclusivamente elettorali e per interessi di casta. Un buon inizio, potrebbe essere quello di abolire lo “Statuto Speciale”, azzerando le differenze fra le Regioni, senza però escludere alcuni interventi mirati allo sviluppo del Mezzogiorno d’Italia. Tanto per fare un esempio la Sicilia, per amministrare 5 milioni di persone, spende 1,7 miliardi di euro, mentre la Lombardia con una popolazione doppia, spende otto volte di meno! Si può continuare così?
Ecco dunque un buon motivo per risparmiare, ponendo così le basi per una corretta amministrazione della cosa pubblica, che dovrà essere assolutamente riformata se vogliamo ancora garantire un futuro dignitoso a questo nostro povero paese.

Cordialmente,
Emanuele Ferrara