Iniziativa di partecipazione democratica per la rinascita di Catania e del nostro Porto

porto del sole 480La Sicilia del 18/09/211 ha titolato: “La sovrintendenza (ai BB.CC.AA) blocca il progetto” (di  irreggimentare il Torrente Acquicella).

Il 27.08.2011 sullo stesso tema La Sicilia aveva riportato  l’entusiasmo di  un ambientalista per l’iniziativa del Comune di   “regimentare” detto torrente per potere  “dotare la città di una importante attrezzatura per il tempo libero” . Lo stesso ambientalista tuttavia non aveva specificato di quale “attrezzatura”  parlasse e per quale attività la avesse intesa adatta nel “tempo libero”.

Orbene la Sovrintendente  ai BB.CC.AA  oggi in carica,  nel bloccare detto  progetto, ha   certamente tenuto conto di avere già bocciato  il voluminoso progetto di “porto turistico” che la S.p.A Acqua Marcia pretende edificare in pieno bagnasciuga  della spiaggia e in corrispondenza della  foce del  Torrente Acquicella  in aperto contrasto con  due  precise  leggi di tutela ambientale e dei corsi d’acqua,  la L.431/85 e la L.R.78/76.

L’entusiasta ambientalista fautore di detta “importante attrezzatura per il tempo libero” è stato a suo tempo Sovrintendente dello stesso organo di controllo e  da pensionato ha trovato intrigante la possibilità di esaminare a nome di Italia Nostra lo stesso progetto e schierasi di recente con documenti ed incontri in favore  dello stesso “porto turistico”.

Non si capisce più cosa pensare su un tale clamoroso contrasto di vedute  tra un ex funzionario e quello attualmente responsabile dello stesso  importante organo  di controllo, quindi , se non riflettere su un fatto. L’attuale  sovrintendente risponde di abusi e/o omissioni in atti di ufficio, figurarsi quindi se dimentica precise  norme in materia, l’ex  sovrintendete da privato non ne risponde più e può quindi prendersi la libertà di innamorarsi  di un progetto irregolare senza doverne patire le conseguenze  penali.

Un contrasto di vedute che la dice lunga sulla umiliante posizione  di  Catania ma  che forse  aiuta a farci capire qualcosa di altro.

Le casse comunali della nostra Catania non permettono più neppure i servizi essenziali come riparare le buche delle strade. Come possono mai  permettere la spesa  oltre un milione e mezzo di Euro  per imbucare  le acque del torrente Acquicella?

La suddetta “regimentazione” infatti  consiste  nel  tombare in profondità  le acque torrentizie per come  documentano gli atti progettuali oggi avvedutamente bocciati dalla Sovrintendenza. Deviare in  profondità un torrente espressamente tutelato come l’Acquicella, è vietato al pari  di deviarlo sui  lati.

Pertanto una simile protervia di “regimentare” un torrente,   irreggimentabile  per disposizioni di madre natura e di madre Legge,  fa sorgere  il dubbio che tale spesa pubblica sia utile solo a pochi avvantaggiati da un  tale abuso ambientale  e non utile alla collettività che ne sopporta il costo d’opera e le conseguenze ecologiche.

Sorge  inoltre  il dubbio  che un  torrente,  una volta asciutto con le sue acque infossate,  possa essere dichiarato esonerato dalla prescritta tutela per essere poi in  breve tempo  edificato a piacere.

Magari dallo stesso soggetto aspirante  un  “porto turistico” in piena foce del Torrente Acquicella che seguirebbe la già eseguita riedificazione dell’ ex  Mulino S.Lucia,  il noto ecomostro da tenerci a vita sull’unica via di fuga a sud di Catania in caso di evento sismico.

La Sicilia di oggi 19.09.2011, inoltre,  così titola: “Acquicella: SEL denuncia la tentata cementificazione” ed annuncia opportune iniziative giudiziarie a carico dei responsabili di tale asservimento  di denaro pubblico ad una opera illegale  perché sprovvista di preventive Valutazioni di Impatto Ambientale favorevoli  e del rispetto della L.431/85.

Come è noto SEL-Sinistra Ecologia e Libertà non è mai stato partito di governo e fin quando non lo diventerà,  sicuramente  non potrà cadere negli errori di altri partiti,  di governo o di opposizione che siano.

Non ci resta quindi altro che sperare che i corresponsabili nella  amministrazione del porto e della città, correggano senza altri indugi  il loro operato prima di essere costretti a  risponderne  nelle opportune  sedi  e rendere conto della  loro   disattenzione sul  grave problema che sta alla base del fatto “Acquicella” strettamente connesso a quello che venne definito da un dossier in Commissione Nazionale Antimafia, “Porto delle Nebbie”.

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