In un Olimpico a porte chiuse, la squadra di Rino Gattuso vince la Coppa Italia ai calci di rigori, dopo il brutto 0-0 dei 90 minuti regolamentari.

In campo, la Juve di Cristiano Ronaldo, trasformato in centravanti, non produce bel gioco né gol. Al suo fianco Dybala e Douglas Costa non riescono ad incidere come dovrebbero: manovre ancora in rodaggio e ritmi blandi per una prestazione insufficiente dei campioni d’Italia. Gattuso rispolvera il trio delle meraviglie Mertens-Callejon-Insigne a pungere la difesa bianconera (Sarri avrà avuto un dejavu). La tattica di Rino prevede una fase di contenimento ed è quello che accade nei minuti iniziali quando il Napoli, arroccato in difesa, tiene botta alla manovra d’attacco juventina. La squadra di Sarri, invece, non costruisce quel bel gioco per cui il tecnico toscano è divenuto celebre: tanto possesso palla ma ritmi ancora abbastanza macchinosi, giustificabili solo in parte per il lungo periodo di assenza forzata dai ritmi gara. L’unico brivido del primo tempo si registra al 24′ quando Insigne accarezza il palo alla destra dell’immortale Buffon: è lui a salvare la Juve in più di un’occasione.

La partita non rimarrà negli annali del calcio per lo spettacolo offerto; e neanche i cambi riescono a dare quella vivacità degna di una finale.

È sempre il Napoli comunque a rendersi più pericoloso, andando vicinissimo al vantaggio quasi verso lo scadere dei 90′, ma ci pensa Buffon a mettere una pezza. Nella sequenza dei calci di rigore gli errori decisivi di Dybala e Danilo consegnano il trofeo meritatamente agli “scugnizzi” di Gattuso.