Forte come giocatore e come Tecnico, il Mister che si fa amare dagli italiani nel mondo.

Con l’emozione di chi si appresta a intervistare un campione del calcio italiano, così inizia l’intervista a Mr. Roberto Donadoni, ex calciatore ed ora allenatore. Sin da subito mostra un’amichevole cordialità, effetto del suo carattere semplice e gentile. Molti i successi riportati nel mondo calcistico, frutto di rinunce e pesanti allenamenti negli anni che gli hanno fatto costare sacrifici, ma anche numerosissime soddisfazioni. Da qualche tempo Donadoni è il nuovo “Testimonial” della Fondazione Arpa Onlus, nata nel 1992 da un’iniziativa del Chirurgo Trapianti, Prof. Franco Mosca di Pisa per la ricerca nella Sanità. (Info:www.fondazionearpa.it)

È bene ricordare che il giornalista e musicista Doady Giuliano, Commissario alla Comunicazione ed Eventi Arpa ha definito il Mister: Grande uomo, grande sportivo e grande Progetto umanitario. Riservato e sincero Donadoni afferma che contribuire a favore di chi ha bisogno, dei più deboli, soprattutto dal punto di vista della salute, non può che fargli piacere. Comprendendo gli obiettivi della Fondazione, ha ritenuto opportuno dover sposare l’iniziativa umanitaria. Il Testimonial Donadoni è qualificato, quindi, uomo di grande cuore, oltre che personaggio di spicco per gli italiani del mondo. Sono gli stessi italiani che lo hanno voluto bene quando era un giocatore di alto profilo, amato ancora oggi e mai dimenticato. Il suo approccio di giocatore è avvenuto già all’età di 9 anni nei campi di gioco. Il suo idolo sin da ragazzino era Gianni Rivera che militava nel Milan. Cresciuto, dopo i primi anni nell’Atalanta, nel 1986 viene acquistato dal Milan e voluto fortemente dal Presidente Silvio Berlusconi. Roberto Donadoni, grande dribbling, risorsa sia come centrocampista che come ala destra, è stato giocatore intelligente e costruttivo di immenso talento. Avviene, prima degli europei del 1996, che approda in America, nei Metrostars di New York. Dalle sue parole si evince una certa nostalgia per quel periodo, che lo ha fatto crescere sia calcisticamente che interiormente, tanto che dichiara di essersi un po’ pentito di non aver continuato la sua esperienza in America. Da un revival calcistico del Mr. Donadoni emerge la valenza di un giocatore di effetto indispensabile: 63 presenze in Nazionale, 5 goal nella medesima e allenatori importanti come Azeglio Vicini ed Arrigo Sacchi. Ricordi meravigliosi che lo riportano ad un periodo dei mondiali ‘90, quando il siciliano Totò Schillaci, che aveva militato nel Messina di Franco Scoglio, divenne capocannoniere ai mondiali. Ricorda il periodo di grande forma del calciatore palermitano con cui aveva condiviso i momenti più importanti del periodo in oggetto. Nel 2000 il trionfo di Donadoni si ferma come giocatore, in quanto si ritira dal calcio giocato per dare il via ad un’altra primavera di successi come allenatore. Inizia la carriera di tecnico con il Parma, il Lecco, Livorno, Genoa, Napoli, Cagliari, Bologna, Shenzan cinese.

Come allenatore della Nazionale italiana(2006-2008) il Mr. si corona sempre più personaggio di doti creative ed estro fantasioso. Non ha una squadra dove preferirebbe allenare, in quanto desidera rapportarsi con chi crede in lui, che condivida le sue stesse idee e progetti senza attriti. Il piacevole colloquio con un uomo equilibrato come Roberto prosegue con i ricordi, dato che in quest’ultimo periodo due figure del calcio mondiale sono scomparse: Diego Armando Maradona e Paolo Rossi.
Del primo ricorda le partite disputate dall’argentino nel Napoli, la sua bravura, i suoi piedi, l’intelligenza da cui attingere continue lezioni indelebili, tanto da definirlo”il migliore”.
Del secondo, purtroppo, rimpiange di averlo conosciuto poco, avendo Rossi smesso di giocare molto presto; rammenta, tuttavia, la sua classe, la raffinatezza e la semplicità di uomo e sportivo.
L’intervista a Mr. Donadoni si conclude riportandolo al suo successo nella trasmissione “Sabato italiano” di Radio Hofstra University dove la conduttrice, Cav. Josephine Buscaglia Maietta, giornalista e scopritrice di talenti ha riproposto un suo biglietto di auguri che ha reso felici tanti suoi tifosi sparsi per il mondo.

La voce di Donadoni arriva, pertanto, come un dolce italiano da gustare golosamente fino all’Australia.

È un messaggio d’affetto verso gli italo-americani , quelli che gli sono rimasti nell’animo e per i quali si commuove al pensiero. Ricorda, infatti, quanto gli siano stati vicini quando si trovava in America. Rievoca il calore della famiglia “Grande”, del New Jersey, il marito Tony, la moglie Clara ed il loro Ristorante “Il Capriccio”. Sono persone con cui il tecnico è stato fianco a fianco, che gli hanno donato tanto affetto e amicizia e che sono rimaste chiuse nello scrigno del suo cuore. Tutte le volte che li sente è come se rivivesse quel periodo, tanto da sentirsi vicino a loro come un tempo. L’intervista con un uomo dal cuore nobile come Roberto si conclude con un tenero abbraccio del calciatore- allenatore agli italiani nel mondo, con un Natale vissuto in maniera diversa da tutti gli altri Natali. È grande la sua speranza di fratellanza per la fine di un incubo, che sta tenendo lontani dalla loro terra d’origine tante persone. Il suo commuovente messaggio di incoraggiamento è che tutto torni alla normalità. Il Mister conclude con un saluto che dà il posto ad una sensibilità indescrivibile, oltre che trapelare i suoi sentimenti d’affetto. Sostiene che essere vicini non è solo frequentarsi, ma anche sentirsi saltuariamente al telefono, per incrementare e rinnovare gli affetti maggiormente. Per il Mister: “La vita è rinascita e speranza di un futuro migliore”.

A Roberto Donadoni, gioiello del calcio italiano, i migliori auguri dai tifosi di tutto il mondo e dagli italo-americani che più di ieri gli vogliono bene, che non lo hanno dimenticato e che non lo dimenticheranno