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30 anni fa la Legge caposaldo delle Aree Protette Italiane

aree protette
30 anni fa (6 dicembre 1991), la Legge caposaldo delle Aree Protette Italiane, grazie a G.L. Ceruti, A. Cederna che vinsero la "sfida del 10%"

30 anni fa (6 dicembre 1991 – 6 dicembre 2021), la Legge caposaldo delle Aree Protette Italiane, grazie a G.L. Ceruti, A. Cederna e un gruppo di intellettuali che vinsero la “sfida del 10%” di Camerino… adesso verso il 30%!

La nuova strategia che propone di elaborare un Piano UE di ripristino della natura di ampia portata, contempla diverse misure concrete, tra le quali:

– Aumentare al 30% le aree naturali protette di terra e di mare, un terzo delle quali rigorosamente protetto (nessuna attività umana sarà consentita);

-Recuperare almeno 25.000 km di fiumi a deflusso naturale, rimuovendo barriere e opere di regimentazione non necessarie e rinaturando le piane alluvionali;

-Arrestare e invertire il declino degli uccelli e degli insetti caratteristici dei sistemi agricoli, in particolare gli impollinatori;

-Ridurre del 50% i pesticidi, sia in termini di quantità che di tossicità;

-Adibire almeno il 25% dei terreni coltivabili all’agricoltura biologica, migliorando la diffusione delle pratiche agroecologiche;

-Piantare almeno 3 miliardi di alberi, nel pieno rispetto dei principi ecologici, e proteggere le foreste primarie e antiche ancora esistenti;

-Evitare le “catture accessorie” di specie protette o ridurle a un livello che consenta il pieno recupero delle popolazioni;

-Introdurre obiettivi vincolanti per ripristinare ecosistemi cruciali;

-Ridurre del 50% il numero di specie della Lista Rossa minacciate dalle specie esotiche invasive, attraverso una maggiore regolamentazione e una più attenta gestione delle specie di flora e fauna alloctone.

Come detto, a trent’anni dalla Legge quadro sulle Aree Protette, il Ministero della Transizione Ecologica organizza una giornata sul ruolo dei parchi, alla luce della Strategia europea per la biodiversità, del Green New Deal e del Pnrr, e sui risultati delle azioni di conservazione e promozione.

Si terrà lunedì 6 dicembre 2021, dalle 10 alle 18, a Civitella Alfedena (L’Aquila) al centro culturale “Orsa Maggiore” (via Nazionale, 45). Introduce e conclude il sottosegretario di Stato al ministero della Transizione ecologica, Ilaria Fontana. Coordina il capo dipartimento per il personale, la natura, il territorio e il Mediterraneo del MiTe, Maria Carmela Giarratano. Nello stesso giorno, tutti i parchi italiani metteranno a dimora nei loro territori uno o più alberi o piante autoctone rappresentativi in termini di tipicità e identità territoriale, a testimonianza dell’azione di tutela del territorio nell’ottica della transizione ecologica. Sarà possibile seguire la giornata sulle pagine Facebook del MiTe, di Federparchi e del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

filmato del 2015 dedicato ai parchi italiani, realizzato dal MATTM e da Federparchi

 

Come funziona in Italia la gestione delle aree protette e il sistema dei parchi nazionali? Cos’è l’EUAP? E come salvaguardare l’ambiente?

 

Introduzione al sistema delle aree protette e dei parchi

La protezione del paesaggio naturale rappresenta oggi un tema di grande attualità in ragione soprattutto delle ultime tendenze che sottolineano l’importanza della tutela dell’ambiente come condizione essenziale per garantire la conservazione del territorio e degli equilibri ecologici per le generazioni presenti e future. Il primo strumento normativo a dettare principi fondamentali per l’istituzione e la gestione delle aree protette in Italia è la legge 394/91 emanata in attuazione del più ampio principio costituzionale di tutela dell’ambiente e degli ecosistemi.

 

Costituzione e tutela dell’ambiente

la Corte costituzionale nelle sentenze n. 210 e n. 641 del 1987 ha definitivamente chiarito che l’ambiente è “un bene giuridico riconosciuto e tutelato da norme” e la sua protezione rappresenta un “diritto fondamentale della persona umana”, oltre che un “valore costituzionale primario” insieme a quello alla salute individuale e collettiva.

principali riferimenti costituzionali in merito alla tutela dell’ambiente si rinvengono:

  • nell’art. 9 Cost.che viene considerato come un parametro di riferimento per l’importanza della tutela del paesaggio elevandola al rango di principio costituzionale e

  • nel 117 c. 2 lett. s Cost che rimanda la tutela dell’ambiente e dell’ecosistema alla legislazione esclusiva dello Stato.

 

Principali strumenti normativi per le aree protette e i parchi

La L.394/91, dunque, è il primo strumento normativo a dettare principi fondamentali per l’istituzione e la gestione delle aree protette stabilendo che il patrimonio naturale sul territorio nazionale deve essere sottoposto ad uno “speciale regime di tutela e gestione”.

Stato e regioni si sono dotati di strumenti di gestione ai fini della tutela e conservazione del patrimonio naturale in linea per altro con i più recenti principi europei e delle Nazioni Unite. Queste ultime infatti nello stilare la lista degli SDGS ovvero degli obiettivi mondiali di sviluppo sostenibile hanno riservato alcuni goal esclusivamente al rispetto e la tutela della vita sott’acqua (Goal 14) e della vita sulla terra (Goal 15) invitando a proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre, rilevando, in maniera trasversale, il tema della protezione della biodiversità, nonché della tutela della flora e della fauna negli ecosistemi. La strategia dell’Agenda individua, tra gli altri, l’obiettivo di realizzare azioni efficaci ed immediate per ridurre il degrado degli ambienti naturali, arrestare la distruzione della biodiversità e proteggere le specie a rischio di estinzione.

Tali norme di protezione sono necessarie per garantire a tutti il diritto a fruire del territorio e a coltivare le proprie passioni senza cedere ai compromessi dettati dal malcostume. I principi che fondano la legge quadro sulle aree protette si ispirano alla tutela, conservazione, valorizzazione e promozione del territorio naturalistico e geologico e sottolineano l’importanza di una responsabilità individuale nel rispetto e ove possibile nel miglioramento di questi territori e degli equilibri ecologici, che rappresentano un’eredità insostituibile da preservare per le future generazioni.

 

Natura Protetta dei parchi

Oggi le aree protette in Italia sono 871 per un totale pari al 10,5% della superfice del nostro Paese e un 8,82% dello sviluppo costiero italiano. La “Legge quadro sulle aree protette” classifica le aree protette definendone all’art.2 i principi istitutivi di natura giuridica e determinando le competenze attribuite a Stato e Regioni.

L’EUAP (Elenco Ufficiale Aree Protette) è periodicamente aggiornato dal Ministero dell’Ambiente e raccoglie tutte le aree naturali protette, marine e terrestri, ufficialmente riconosciute. Attualmente il sistema si suddivide in parchi nazionali e riserve naturali statali istituiti dallo Stato ai quali si aggiungono aree protette istituite a livello regionale attraverso la creazione di parchi e riserve naturali regionali dotati di autonomi statuti regolamentari e aree marine protette. Su questo scenario si stanno ora affacciando anche le Province con la creazione di ulteriori aree protette. L’art. 2 di suddetta Legge, definisce i parchi nazionali, regionali e interregionali come “costituiti da aree terrestri, fluviali, lacuali o marine che contengono uno o più ecosistemi intatti […], una o più formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche, biologiche, di rilievo nazionale o internazionale per valori naturalistici, scientifici, estetici, culturali, educativi e ricreativi tali da richiedere l’intervento dello Stato ai fini della loro conservazione per le generazioni presenti e future” e stabilisce che questi possono essere istituiti solo da decreto del Presidente della Repubblica e sono dei veri e propri enti con personalità giuridica.

 

Il sistema delle aree protette

Attualmente il sistema delle aree protette è classificato nel seguente modo:

 

Parco Nazionale

Oggi, sul territorio italiano, sono registrati 24 parchi nazionali che si estendono in totale per oltre un milione e mezzo di ettari arrivando a ricoprire circa il 5% del territorio nazionale. I parchi sono istituiti per garantire la protezione di specie o ambienti unici in tutto il territorio nazionale e l’accesso al pubblico è consentito previa autorizzazione, per scopi ricreativi, educativi e culturali.

 

Parco Regionale

I parchi regionali in Italia al momento sono 134 e coprono una superficie di circa un milione di ettari. La differenza concettuale tra parco nazionale e parco regionale, secondo quanto si rileva dall’art.2 della legge 394/91, dovrebbe risiedere essenzialmente nel fatto che in quest’ultima area protetta si dà maggiore risalto alla fruizione antropica strettamente collegata, e vissuta con intima aderenza con i valori che esprimono il territorio e le popolazioni locali.

 

 

Riserva Naturale dello Stato e Riserva Naturale delle regioni a statuto speciale

Sono aree di estensione limitata di importanza significativa sotto il punto di vista scientifico, rappresentative di particolari aspetti di determinati territori. Vengono divise in diverse categorie a seconda dei livelli di protezione ad esse accordati, si distingue infatti tra:  riserve naturali integrali, in cui è vietato l’accesso ai visitatori e la presenza umana è limitata a scopi prettamente scientifici e di sorveglianza; riserve naturali orientate, in cui la presenza umana è limitata ad una fruizione controllata; riserve naturali speciali e infine riserve naturali biogenetiche, istituite principalmente per conservare le caratteristiche genetiche di alcuni esseri viventi considerati in pericolo di estinzione. A differenza dei parchi dunque, l’istituzione delle riserve si basa esclusivamente su esigenze protezionistiche che non si interessano delle attività antropiche.

 

Zone Umide

Si tratta di paludi, torbiere, zone di acqua marina e simili, che per le loro caratteristiche possono essere considerate di importanza internazionale secondo quanto stabilito dalla Convenzione di Ramsar. La maggioranza delle zone umide riconosciute dalla Convenzione viene classificata come riserva naturale.

 

Aree marine protette

Tra queste vi è un’ulteriore suddivisione in tre tipologie di zone caratterizzate da diversi gradi di tutela. Si tratta di tratti di mare, costieri e non, in cui le attività umane vengono limitate parzialmente o in toto. Le aree marine protette oggi sono 32, per un’estensione di circa 222mila ettari e ad esse bisogna aggiungere due parchi sommersi ed il Santuario internazionale dei mammiferi marini, con altri 2.5 milioni di ettari protetti. Si ricorda che nell’ambito degli obiettivi dell’Agenda ONU 2030, l’obiettivo 14 prevede la conservazione del mare e delle risorse marine contemplando l’obiettivo di proteggere l’ecosistema marino e costiero per evitare impatti particolarmente dannosi e rafforzarne la resilienza, in modo da ottenere oceani salubri e produttivi. Ci si riferisce dunque a un utilizzo più sostenibile delle risorse marine, compresa la gestione della pesca, dell’acquacultura e del turismo.

 

Altre aree protette

Rientrano nelle Aree Naturali Protette Regionali, si tratta generalmente di monumenti naturali, parchi suburbani o provinciali, oasi di associazioni ambientaliste come il WWF o Legambiente. Possono essere a gestione pubblica o privata (come nel caso del sistema delle aree protette gestito dal WWF), si tratta di oasi di rilevante importanza per il loro scopo di conservazione di campioni rappresentativi di ecosistemi considerati particolarmente rari o di aree di eccezionale valore naturalistico perché habitat di specie a rischio di estinzione.

 

 

 

Rete Natura 2000

Si tratta di una rete ecologica diffusa su tutto il territorio dell’Unione Europea, istituita ai sensi della Direttiva 92/43/CEE “Habitat” per garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie a rischio di flora e fauna a livello comunitario. In Italia i SIC, le ZSC e le ZPS coprono complessivamente circa il 19% del territorio terrestre nazionale e più del 7% di quello marino. La loro individuazione è opera delle singole Regioni e Province autonome, in un processo coordinato a livello centrale.

Livelli di protezione differenti

L’ampiezza dell’area da proteggere e il diverso regime di protezione comportano dunque una diversa classificazione delle aree protette. Indubbiamente, i parchi nazionali e regionali rappresentano i territori di tutela con maggiore estensione (basti pensare che l’Italia conta il 10,5% di territorio protetto e più della metà è coperto dai Parchi nazionali). In linea di massima quasi tutti i parchi regionali prevedono la medesima tipologia di zonizzazione: aree di territorio che hanno caratteristiche omogenee e che si differenziano in base alle attitudini e alle destinazioni d’uso.

Ogni zona prevede livelli di tutela e divieti che corrispondono all’importanza qualitativa e quantitativa delle emergenze naturalistiche presenti. Il regime di tutela, dunque, dipende dal valore scientifico dell’area da proteggere: maggiori sono i pregi ambientali, maggiore sarà la loro protezione (si prevedono diversi tipi di zone, dalla A alla D fino alle zone contigue, a seconda delle diverse esigenze di tutela). L’art. 30 della l.341/91 è la norma di riferimento per le sanzioni per le violazioni imposte dalla legge stessa e dalle misure di gestione e salvaguardia delle aree.

 




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