
Si dice che in quel luogo Empedocle osservasse i fenomeni eruttivi, lasciandosi ammaliare dalla potenza e dalla pericolosità del Vulcano. Era talmente sedotto da quel posto, che lo amò proprio come se fosse la sua casa. Affascinato dalla natura, tanto da volersi unificare all’arché, i quattro elementi li chiamò radici. Secondo lui l’unione e la separazione erano causate da due importanti forze cosmiche: l‘Amore, fonte di richiamo e l’Odio, fonte di ripugnanza. Il filosofo Empedocle studiava notte e giorno i fenomeni eruttivi, le infuocate colate laviche, il mistero buio della notte, i colori brillanti estivi, il malinconico autunno e la purezza delle nevicate invernali. Fu oratore geniale e prezioso studioso dei fenomeni naturali. Si racconta dei suoi poteri sulle guarigioni da malattie ed epidemie. Fra le tante storie, dalle cronache di quel tempo, sembrerebbe che, essendo scoppiata una pestilenza fra gli abitanti di Selinunte, per l’olezzo tremendo del vicino fiume, a causa della peste, ci furono tanti morti. Empedocle pensò di far defluire in quel luogo le acque di due fiumi. Le acque divennero dolci e cessò la pestilenza. Lo ritennero un mago, addirittura capace di vigilare sulle tempeste. Nell’opera “Le purificazioni” faceva intendere di possedere miracolosi poteri, persino di poter scacciare malefici o guarire dalle malattie i vecchi. Fu, così, che i Sicelioti o Greci di Sicilia lo considerarono un profeta, autore di miracoli. Le testimonianze sulla sua biografia sono contraddittorie. Vuole una misteriosa leggenda che il celeberrimo sarebbe andato incontro alla morte gettandosi nel cratere centrale per dimostrare la sua immortalità. Numerose quelle legate alla montagna dell’Etna, detta in siciliano “A Muntagna”.
Nota è la storia che poco tempo dopo l’Etna risputò sulla Terra uno dei suoi calzari in bronzo, rivelando la verità. Al di là di racconti e leggende riguardanti, il coraggio di Empedocle ispirò realmente la costruzione di un rifugio sull’ Etna, chiamata in suo onore la “Torre del Filosofo”. Questo rifugio sarebbe stato edificato intorno al 1960, ma distrutto in seguito alle eruzioni vulcaniche del 1971, del 2002 e del 2013. Il ricordo di Empedocle non è stato cancellato, ma è vivo nella zona che, ancora oggi, si conosce come Torre del Vescovo. Per arrivarci è necessario salire fino 2900 metri di quota, servendosi della cabinovia e delle jeep. È un’area apprezzata dagli escursionisti della montagna, i quali spesso scelgono di fare a piedi l’intero percorso. Le versioni sulla morte del filosofo agrigentino sono numerose e incerte. Alcuni sostengono che non avrebbe concluso la sua esistenza non in Sicilia, bensì nel Peloponneso; altri ritengono, al contrario, che il suo trapasso nell’al di là sia avvenuto proprio a Catania. Il filosofo Aristotele calcolò che Empedocle fosse morto a 60 anni (430 a.C.); mentre una cerchia di letterati, che era morto all’età di 109 anni. Tra le sue numerose opere troviamo trattati sulla medicina, politica e tragedie. Vi sono anche frammenti di due poemi. Il primo è Sulla natura Περὶ Φύσεως, Perì phýseōs, di carattere naturalistico. Di esso sono rimasti circa 400 frammenti di diseguale ampiezza sugli originali 2000 versi e Purificazioni ; un’altra opera è Καθαρμοί, Katharmoi, in lingua greca di carattere teologico e mistico, in dialetto ionico. I Siciliani sentono Empedocle, padre e fratello loro.