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Il cibo : una emozione fra anima e corpo

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Interesse ha suscitato la lettura magistrale del prof. Dario Giuffrida direttore dell’oncologia medica dell’istituto oncologico del mediterraneo di Viagrande

Dieta mediterranea da integrare col digiuno intermittente come nuova frontiera del benessere

Partecipato, al Main Palace Hotel, nel rispetto della normativa anticovid , il convegno su : “ il Cibo: una emozione fra anima e corpo” promosso dall’associazione A.D.A.M.O. ( Associazione disturbi alimentari metabolismo obesità) presieduta dal dott. Giuseppe Turiano endocrinologo messinese in pensione impegnato in campagne ed iniziative legate alle problematiche dell’alimentazione.

L’evento ha avuto il patrocinio del Comune di Roccalumera, dell’Accademia peloritana dei Pericolanti, dell’Ordine dei medici chirurghi ed odontoiatri di Messina, dell’associazione Medici endocrinologi, di cittadinanzAttiva Sicilia, dell’Avis Alì Terme.
Dopo i saluti del sindaco di Pagliara avv. Sebastiano Antonio Gugliotta e del prof. Cosimo Inferrera dell’Accademia Peloritana dei Pericolanti, ha preso la parola il dott. Fabrizio Sottile tesoriere dell’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di Messina che ha affermato come oggi parlare di alimentazione sia particolarmente importante.

 

Ad intervenire in rappresentanza del dott. Antonio Burgio referente regionale associazione medici endocrinologi , il dott. Vincenzo De Geronimo che ha messo in evidenza il collegamento del programma del convegno con tutta una serie di iniziative che riguardano la gestione e l’integrazione della patologia endocrino- metabolica .
La prima sessione dei lavori congressuali moderata dai dott.ri Roberto Motta psichiatra , psicoterapeuta consulente in psicopatologia e criminologia forensi, Luciana Lombardo cardiologo responsabile laboratorio di ecocardiografia e scompenso cardiaco ospedale S. Vincenzo di Taormina e da Armando Elio Lo Schiavo cardiologo responsabile U.O.S. Unità Terapia Intensiva Coronarica Ospedale S. VIncenzo di Taormina, si è aperta con una prolusione su Alimentazione e Salute del dott. Francesco Berenato che partendo da uno escursus storico su cio’ di cui gli antenati si cibavano passando ad una cucina vintage con nuove pietanze che mixavano il dolce e il salato ha concluso con alcuni cenni alla dieta mediterranea alla cui base si trovano cereali e vegetali .Le terre bagnate dal Mare Nostrum ha concluso, offrono delizie impareggiabili nel sapore , nel profumo, nei colori che rendono l’alimentazione di grande aiuto nel prevenire le malattie cardiovascolari ed alcuni tipi di tumore.

E di dieta mediterranea ha parlato in modo completo il dott. Vincenzo De Geronimo responsabile del Servizio endocrinologia Morgagni CCD di Catania che ha affermato come essa rimane oggi un riferimento fondamentale per la prescrizione di stili di vita sani in tutti gli ambiti della prevenzione e del trattamento delle cronicità stante i suoi effetti benefici sulla salute metabolica, cardiovascolare, oncologica e dell’osso. Anche nel confronto con altri strumenti dietetici, ha aggiunto Geronimo, sebbene i risultati nel breve termine possano essere, a volte, meno eclatanti nella gestione di specifici endpoint, la forza del costume alimentare incarnato nella dieta mediterranea é quella di poter essere adattato nel lungo periodo a tutte le sfide che il mantenimento di una condizione di buona salute pone sul piano nutrizionale. La dieta mediterranea ha concluso può essere integrata al digiuno intermittente e rappresentare l’epilogo di un percorso dietetico che, in un momento iniziale, preveda una fase chetogenica. La dieta mediterranea nelle sue declinazioni culturali rappresenta “un modello di vita che allunga la vita”.

A seguire è intervenuto il prof. Sergio Todesco antropologo che ha delineato i tratti di una antropologia del digiuno evidenziando la valenza culturale dell’alimentazione e conseguentemente del suo naturale opposto, il digiuno praticato per scelta e non per necessità. Richiamati dal prof. Todesco alcuni usi e costumi relativi alla pratica del digiuno presso alcune religioni e in alcune pratiche mistiche. Di peculiare interesse la sua considerazione finale rivolta a quella forma estrema e patologica di digiuno, l’anoressia, che a causa dei perversi meccanismi imitativi dei social ha sortito l’insorgere di nuove , grottesche tipologie di culto. Sul digiuno intermittente quale nuove frontiera del benessere si è soffermato il dott. Giuseppe Turiano che ha spiegato come esso consiste nel mangiare in particolari orari della giornata non essendo scientificamente corretto fare spuntini continui . Si digiuna non completamente ma assumendo tisane, liquidi non calorici .

 

 

Interesse ha suscitato la lettura magistrale del prof. Dario Giuffrida direttore dell’oncologia medica dell’istituto oncologico del mediterraneo di Viagrande che ha affermato come l’alimentazione rientra nell’ambito della prevenzione primaria e terziaria dei tumori. Infatti una corretta alimentazione e una riduzione dell’obesità comporta una riduzione dell’incidenza dei tumori e può essere supporto alle terapie oncologiche migliorandone i risultati di efficacia. Una corretta alimentazione, come prevenzione primaria, può comportare una riduzione dell’incidenza dei tumori fra il 20 e il 50 % (utero, prostata, colon, stomaco, fegato, mammella). L’obesità ha aggiunto, aumenta il rischio di tumori del 40%. Alla base di questo c’è un meccanismo di stimolazione della crescita e della proliferazione cellulare legata agli ormoni sessuali (estrogeni e testosterone), insulina, ormone della crescita e IGF1. Inoltre l’obesità agisce anche riducendo la risposta immunitaria. E’ importante, ha concluso, che una corretta alimentazione comprenda una riduzione degli zuccheri e delle proteine animali, preferendo quelle vegetali; che ci sia un apporto di legumi, semi e frutta secca, verdura e frutta, pesce ed è fondamentale che ci sia una valutazione nutrizionale del paziente fatta in collaborazione fra oncologo, nutrizionista e biologo.

Nella sessione pomeridiana moderata dal neurologo dott. Giuseppe Mento e dal dott. Stella è intervenuta la dott.ssa Agata Patrizia Quartarone dirigente medico dell’ Azienda Papardo al servizio di gastroenterologia ed endoscopia digestiva che ha sostenuto come l’intestino sia un potente complesso neuro-immuno-endocrino che, oltre alle normali funzioni digestive, svolge numerosi ruoli di fondamentale importanza per la salute dell’uomo. E’ sede del Sistema Nervoso Enterico, una complessa rete di neuroni che gli conferiscono i poteri di un cervello funzionante autonomamente ma sempre in sincronia col Sistema Nervoso Centrale. All’interno ospita un Cervello Microbiologico formato da una popolazione microscopica che condiziona metabolismo, immunità, genetica e salute dell’ospite, contribuendo in maniera attiva a tutti i processi intestinali. La vita moderna ci ha colto impreparati ai bruschi cambiamenti ambientali e la barriera intestinale spesso perde questa capacità di barriera diventando permeabile a tutto ciò che ingeriamo. La disbiosi intestinale ha aggiunto, rappresenta un fattore ulteriore di rischio per attivare un’infiammazione locale che, persistendo, può diventare cronica e generalizzata di tutto l’organismo, colpendo altri organi e apparati. La comunicazione bidirezionale tra intestino e cervello comporta reciproci condizionamenti, con scambi di messaggi anche malsani , alla base di polipatologie. Dieta e stile di vita sono a questo punto cardini fondamentali per la salute dei tre cervelli collegati.

A seguire ha preso la parola la dott.ssa Jenny Gioffrè psicoterapeuta presso Unità operativa Disturbi dell’alimentazione e della Nutrizione Asp Messina che dopo una breve riflessione sull’influenza della pandemia nei disturbi dell’alimentazione, ha illustrato attraverso dei frammenti di casi clinici, la complessità e variabilità dei disturbi dell’alimentazione e la valenza della guarigione. Interesse hanno suscitato le relazioni sui principali disturbi del comportamento alimentare e le loro complicanze del dott. Salerno, nonché sulla dieta chetogenica a cui è stata dedicata la terza sessione moderata dai dott.ri Foscolo, Petrone Puliafito con interventi dei relatori Bombara, Di Benedetto, Autunno e Sciacca.

Peculiare attenzione è stata rivolta all’intervento del dott. Damiano Gullo dell’endocrinologia dell’ospedale Garibaldi -Nesina di Catania che ha spiegato come il corpo umano per funzionare ha bisogno di energia, la quale viene ricavata dagli alimenti di cui ci nutriamo durante il giorno. Normalmente, i carboidrati sono la principale fonte di energia. Nella dieta chetogenica, i lipidi prendono il sopravvento sul glucosio come combustibile in quasi tutti gli organi, eccetto il cervello. In caso di importante restrizione dei carboidrati, come nella dieta chetogenica, il cervello deve quindi ricorrere a una fonte alternativa di energia chiamata “corpi chetonici”. Si tratta di una dieta a contenuto calorico molto basso (<800 kcal) il cui programma viene strutturato in varie fasi che prevedono, infine, la graduale reintroduzione di tutti gli alimenti. Queste diete necessitano di una adeguata supervisione del medico e del nutrizionista. Il termine “dieta chetogenica” ha precisato, si riferisce ai corpi chetonici, che vengono, pertanto, prodotti quando il corpo è privato dei carboidrati e non li utilizza più come principale fonte di energia. Secondo gli studi, il contenuto di carboidrati può variare tra 20 e 50 g al giorno. Questo è il livello a cui si osserva la produzione di corpi chetonici . Durante i primi giorni di una dieta chetogenica, il corpo reagisce ricavando l’energia dalle riserve di glucosio immagazzinate nel fegato e nei muscoli. Una volta esaurite le riserve di glucosio, il fegato utilizza lipidi e proteine per fornire energia. La degradazione dei lipidi da parte del fegato genera corpi chetonici che vengono utilizzati principalmente per alimentare il cervello. Parte dei corpi chetonici vengono eliminati dalla respirazione, il che spiega il respiro “fruttato” presente nelle persone che seguono questa dieta. Oltre a questo alito sgradevole, ha concluso Gullo, alcuni effetti collaterali di solito si verificano durante le prime settimane dall’inizio della dieta chetogenica. I più frequentemente riportati sono affaticamento, mal di testa, vertigini, nausea e crampi muscolari. L’ipoglicemia può verificarsi anche in alcune persone con diabete, secondo i farmaci che assumono. La stitichezza si instaura rapidamente e persiste a causa della mancanza di fibre.

Questo problema è accentuato in presenza di un’idratazione insufficiente. Questi sintomi sono dovuti a fenomeni adattativi da parte dell’organismo e si attenuano in genere dopo le prime settimane dall’inizio della dieta chetogenica.

 




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