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Il Sisma di 114 anni fa

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Quella brutta notte del 1908 a Messina. “La vita è bella” e va vissuta intensamente.

Un sisma che dura da 114 anni, quello della città di Messina…

Tesori ritrovati sotto le macerie, che memorizzano un secolo segnato da due guerre mondiali.

Eppure la città di Messina è davvero un tesoro nascosto. In ogni angolo, in ogni spigolo della città che trema, ci sono ricordi di quel dramma del terremoto. Vividi ancora oggi le memorie… Memorie orribili, di attimi che hanno determinato la catastrofe. Un importantissimo giornale italiano, all’indomani della tragedia, che sconvolse le due città  dello Stretto, annunciava : Messina Trema.

Il Terremoto del 28 dicembre del 1908, ritenuto uno degli eventi più  catastrofici del XX secolo, avvenne alle ore 5:21 del 28 dicembre 1908. In 37 “interminabili” secondi danneggiò furiosamente le   città di Messina e Reggio Calabria. Con una magnitudo della scala Richter  di 7,2 il numero di morti fu a Messina di circa 80.000  su 130.000 abitanti ; a Reggio Calabria circa 15.000 su  una popolazione di 45.000. Si aggiunse anche un’ondata di maremoto, uno tsunami che sotterrò piazze, case, strade con onde alte oltre 20 metri. La popolazione che si riversò sulla costa fu investita dalla sconvolgente sciagura.I sopravvissuti raccontarono che il giorno precedente alla disgrazia, tutto era molto tranquillo. Si respirava un clima di festa. A Messina si era trascorsa una serata tranquilla ; al Teatro si dava la prima dell’Aida e in giro si festeggiava la festa di S.   Barbara. Il governo italiano, guidato da Giovanni Giolitti, intuì la grandezza del disastro e dispose i primi aiuti. I primi soccorsi arrivarono a Messina da una flotta imperiale russa, agli ordini dell’ammiraglio Litvinov, composta da varie corazzate che si trovavano nel porto di Augusta per un’ esercitazione nelle acque del mar Mediterraneo occidentale. Dopo l’arrivo dei russi, a Messina giunsero i soccorsi dell’incrociatore inglese Sutley, comandato dal capitano Le Marchant . Per 37 secondi “la terrà trema”, così scrisse Giovanni Pascoli, docente all’ Università di Messina, che accorse nella città dopo aver appreso la notizia. Nel porto molte navi a causa del maremoto s’incagliarono. Al mattino del 29 il governo affidò  al generale Mazza il comando delle operazioni di soccorso, sancendo per il territorio cittadino lo stato d’assedio. Ciò fu positivo per evitare sciacallaggi ai danni dei beni sepolti sotto le macerie con i cadaveri. Tra le prime squadre di soccorso che pervennero a Reggio ci fu quella proveniente da Cosenza, guidata dal socialista Pietro Mancini. Reggio rimase per due giorni in completo abbandono. I primi ad accorrere in suo soccorso giunsero a piedi. La squadra ebbe un contegno esemplare e diede aiuto anche a migliaia di feriti presso la stazione. Furono gli operai  a sgomberare la linea ferroviaria riattivando la ferrovia. Erano affamati e patirono la fame fino al giorno 30 , quando arrivarono le navi con i viveri. Due giorni dopo il terremoto, arrivarono nel porto di Messina in visita alla città il Re Vittorio Emanuele III di Savoia e la consorte regina Elena. Messina è stata ricostruita ancora più bella di prima, anche se i suoi cittadini temono tuttora il terremoto. Per fare un confronto anche oggi si ripetono in tutto il mondo fenomeni devastanti. Sono molti i padri , madri e figli che hanno vissuto lo stesso dolore dei Messinesi di 114 anni fa. Le radici vengono estirpate agli anziani, alle madri, ai padri ; da ciò per molti ne è conseguito un declino economico, cognitivo ed emozionale. È per questo che in quei casi bisogna reagire con una sfida per la ricostruzione, per recuperare se stessi e le città sotterrate. Occorre ricostruire case, scuole , chiese , monumenti , dare lavoro ai giovani , creare nuove opportunità . Niente case di carta, ma palazzi, strade e autostrade in cemento armato per dare dignità a chi in pochi attimi ha perso tutto.

La vita continua! Nulla è perduto, perché, come il film, “La vita è bella” e va vissuta intensamente.

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