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La statua che divide

statua
Come accade spesso, la statua ha ricevuto tanti consensi e altrettante critiche.

Abbiamo raccolto diverse testimonianze sulla scultura che è stata inaugurata qualche settimana fa in Via Don Blasco, realizzata da Alex Caminiti, per la riqualificazione di un’arteria importante della nostra città sottoposta a lavori di manutenzione e ancora non terminati.

La statua, donata dallo scultore che è intervenuto oggi ai nostri microfoni, è stata pensata per rappresentare la nostra città, nelle fattezze di una fanciulla di sei anni, ed è arricchita dai principali simboli legati al nome della Messina del passato.

 

 

Come accade spesso, la statua ha ricevuto tanti consensi e altrettante critiche.

“È sempre bello vedere la nostra città raffigurata in una posa plastica – spiega Dario Carbone, avvocato del foro di Messina – Interessante la scelta di collocarla in una zona che necessita di una riqualificazione urgente come Via Don Blasco”.

Positive anche le dichiarazioni del Consigliere Comunale Salvatore Sorbello: “È un’iniziativa culturale che rende ancora più bella la nostra città. Sulle caratteristiche tecniche,l non discuto, perché la statua, come qualunque opera d’arte, può piacere o no. Sono gusti soggettivi. Mi sarei, però, aspettato che l’inaugurazione della statua avesse avuto una coincidenza con l’inaugurazione della nuova Via Don Blasco, a lavori conclusi”.

La critica d’arte e docente Mariateresa Zagone ci ha fornito un parere più tecnico: “Trattandosi di statuaria, a mio parere, le proporzioni del corpo non vengono adeguatamente rispettate. Queste sproporzioni, al contrario, vengono accentuate dalla presenza di un piedistallo più grande della statua stessa. L’arte visiva, poi, è in primis espressione di un linguaggio.

Tralasciando la retorica per cui il bello è una questione puramente soggettiva, la questione su cui bisogna porre l’accento è un’altra: in città manca una commissione di storici dell’arte che possa decidere in merito a un dono destinato all’esposizione in un luogo pubblico. L’ arte pubblica, proprio perché di tutti, non può seguire il gusto del singolo”.

 




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