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 Lettera aperta al Presidente dell’INPS di Messina

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La triste vicenda di Antonino C. Uno dei tanti messinesi rimasto senza sussidio di povertà.

Egregio Direttore, mi trovo costretto a rendere pubblica la triste vicenda di Antonino C. di anni 73, costretto dalla burocrazia a una condizione di povertà che sta coinvolgendo centinaia di concittadini.

Antonino percepisce un assegno sociale di vecchiaia (povertà) che ammonta a poco più di 600 euro al mese, vive da solo e fino a poco tempo fa era autosufficiente. Nel gennaio 2023 si è rivolto al mio sindacato perché allo sportello delle Poste Italiana gli è stato riferito che l’INPS non aveva versato la sua pensione mensile.

L’ORSA si è immediatamente attivata presso l’INPS per conoscere i motivi dell’interruzione del sussidio, è emerso che l’Istituto avrebbe inviato ad Antonino C., attraverso posta ibrida che non prevede la ricevuta di ritorno, un avviso di ricostituzione della pensione con allegato  l’elenco dei documenti da presentare.

Antonino non ha mai ricevuto questo avviso e non avendo trasmesso la documentazione richiesta gli è stata sospesa la piccola pensione che gli consentiva di sopravvivere.

Come Sindacato ci siamo attivati immediatamente per regolarizzare la posizione di Antonino, presentando i documenti che l’INPS, di volta in volta, richiedeva. Nel febbraio 2023 il malcapitato si è presentato allo sportello per ritirare la pensione ma anche questa volta è tornato a casa a mani vuote.

Solo dopo l’energico intervento di questo Sindacato l’INPS ha comunicato, con ingiustificato ritardo, che dall’istruttoria in corso era emersa l’esigenza di ulteriori documenti, fra i quali la sentenza di separazione di Antonino con l’ex coniuge.

Intanto per il secondo mese consecutivo Antonino è rimasto senza alcuna forma di reddito, con le bollette scadute e senza un euro in tasca per la minima sopravvivenza.

In coerenza con i principi del Sindacato di Base, l’ORSA ha provveduto ai bisogni minimi del proprio associato e armata di pazienza ha recuperato il resto dei documenti richiesti dall’Istituto, confidando nella regolare erogazione del sussidio a fine marzo 2023.

Nell’attesa Antonino si è ammalato di forte depressione e il 29 marzo è stato ricoverato d’urgenza per un infarto in corso. Solo grazie alla prontezza dei medici dell’Ospedale Papardo è ancora vivo ma fra le cause delle sintomatologie emerse negli ultimi due mesi vi è certamente la frustrazione per aver toccato con mano la stato di povertà assoluta.

Egregio Direttore, le scrivo la presente per comunicarle che neanche a fine marzo l’INPS ha erogato il sussidio, significa che Antonino dovrà affrontare senza alcuna forma di reddito anche questo mese di Aprile, quattro mesi consecutivi. Questa volta la giustificazione sarebbe che il sistema informatico non ha recepito la pratica e con inaudita leggerezza l’INPS rimanda la soluzione al prossimo mese.

Le chiedo: cosa sarebbe successo ad Antonino se non avesse avuto la solidarietà dei lavoratori dell’ORSA che hanno provveduto ai suoi bisogni minimi? Sarebbe finito sotto i ponti? Lei sa bene che centinaia di concittadini si trovano nella condizione di Antonino e non tutti hanno parenti e amici cui rivolgersi per sopravvivere nell’attesa che l’INPS svolga il suo lento percorso burocratico.

Assunta la necessità di ricostituire il diritto all’assegno sociale per individuare chi lo percepisce senza averne diritto, non è ammissibile che durante la caccia ai furbetti paghino le conseguenze i soggetti deboli della società che senza l’assegno di povertà sono abbandonati a se stessi e tenuto conto dell’età avanzata non hanno gli strumenti per districarsi nel labirinto burocratico che gli si presenta davanti. Gentile direttore mi consenta una sfogo, se il cinismo che si utilizza per individuare i furbetti dell’assegno di povertà e del reddito di cittadinanza si applicasse anche alla caccia dei grandi evasori, si potrebbe realmente recuperare il debito nazionale.

Mi corre l’obbligo di anticiparle che l’ORSA utilizzerà tutti gli strumenti sindacali e legali per il giusto risarcimento ad Antonino C. che in seguito alla vicenda descritta si è seriamente ammalato ed ha perso parte della sua autosufficienza.

Tanto le dovevo.

 Mariano Massaro

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