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L’isola che non c’è

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“Il flusso continuo dei taxi, sul viale maggiore, pareva la vana furia degli uomini, che ad ogni costo volesse arrivare a una fine.“ (Carlo Emilio Gadda).

Intendiamoci.

Vi è una profonda differenza tra “area pedonale” e “isola pedonale”.

A Messina, le isole pedonali non funzionano perché non sono tali. Nascono e restano (per poco) aree pedonali.

Il comma 1 n.2 dell’art. 3 del Codice della strada definisce l’area pedonale: “zona interdetta alla circolazione dei veicoli, salvo quelli in servizio di emergenza, i velocipedi e i veicoli al servizio di persone con limitate o impedite capacità motorie, nonché eventuali deroghe per i veicoli ad emissioni zero aventi ingombro e velocità tali da poter essere assimilati ai velocipedi. … .“ Ok.

Isola pedonale è altro.

Non riceve definizione normativa.

È una declinazione di una città che viene ripensata – strategicamente –  in termini di rigenerazione e riqualificazione urbana. Oserei dire di vocazione e identità urbana.

Interdire la possibilità ai veicoli a motore è – senza dubbio – una scelta. Una opzione apprezzabile e coraggiosa per decongestionare l’aria da smog, gas, rumori. Ma vi è un ma. Una cosa è offrire la possibilità di apprezzare le vetrine dei negozi di una via e/o di una piazza e/o di un percorso o, se si vuole, ritagliare un francobollo di silenzio … altro è che quell’itinerario (per un verso) e quella dimensione (per altro verso) sia cartolina e vetrina e paradigma di una città da vivere, gustare, scoprire. Vivere, gustare, scoprire per chi vi abita, lavora, studia, visita, soggiorna … in stupore e sirurezza; stupore che va costantemente alimentato e sicurezza che va costantemente potenziata. 

Funziona se, al contempo, si pensa in termini di equità urbana prevenendo un carico di flusso di mezzi inteso a gravare il contesto limitrofo e prevedendo interventi simili (meglio originali) anche in altri contesti urbani.

Cioè le isole pedonali rispondono ad una logica più complessa che con sapienza – nella sostenibilità – dia risposte alle istanze di viabilità e vivibilità, di marketing, appeal turistico e sviluppo territoriale, di centri commerciali naturali e di distretti del commercio, di animazione, di accoglienza e di partecipazione, di pulizia, arredo e corredo, di attrazioni permanenti e di eventi (sociali e culturali) che si susseguono in programmazione, di potenziamento del servizio pubblico di trasporto e di dichiarata logistica ecologica nella consegna (carico e scarico) delle merci, di armonia di forme e colori dei dehors, e di molto altro ancora.

Un’area pedonale o una ZTL (zona a traffico limitato) può anche essere sperimentale. 

L’isola pedonale non si prova. Si realizza in investimento diuturno e perpetuo. È cioè “sistema”. Un sistema che impegna il Comune, le Circoscrizioni, la Camera di Commercio, l’Università, l’Autorità di Sistema Portuale, la Soprintendenza BB.CC.AA, le forze dell’Ordine, gli Ordini e le Categorie, le realtà sindacali e politiche, i portatori di interesse diffuso. Sistema che esige condivisione diffusa, celere e responsabile.

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