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L’ospedale Can Misses ad  Ibiza

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Una giornata trascorsa in ospedale tra gli italiani che in questo periodo dell'anno affollano IBIZA

Medici in prima fila H24” in uno degli ospedali di una delle località turistiche che ospitano in estate turisti provenienti da tutto il mondo.

L’ ospedale CAN Misses di Ibiza vede centinaia di pazienti entrare dalla grande porta a vetri, quella porta che divide materialmente l’isola incantata e del divertimento dalle terrene sofferenze che sembrano non esistere a Ibiza, mascherate dalle luci e la musica stordente delle discoteche e delle feste, barche e tanti divertimenti che l’isola regala.

Varcando quella porta del Can Misses abbiamo conosciuto realtà della vita che portano ad essere un’isola terrena anche l’isola del sol.

Nella sala d’attesa, divisa per settori e codici rossi verdi e gialli, una marea di persone attende il proprio turno.

La pulizia e l’attenzione del tantissimo personale sanitario  si sentono nell’aria .

La cosa che colpisce e che gli italiani che si presentano  al triage sono subito chiamati per nome, una piccolezza, ma un particolare che in un certo qual modo ti fa sentire meno lontano dal tuo Paese .

Durante la lunga giornata e nottata trascorsa dentro l’ospedale abbiamo visto entrare numerosi giovani, purtroppo con crisi alcolemiche e il più delle volte con crisi di overdose per droghe come cristalli mdma, cocaina e pasticche :

Giovani che il più delle volte restano per giorni ricoverati senza contattare i familiari, perché come ci raccontano alcuni medici, i pazienti , ovviamente maggiorenni, non danno il consenso alla chiamata.

Conosciamo Daniela, un’italiana  siciliana di 34 anni che vive sull’ isola da 10, purtroppo  per una trombosi alla gamba rischia di perdere il piede. Il suo lavoro la porta a stare in piedi per 8 /12  ore e tutte le volte che riesce a riprendersi , dopo poco ricade. Ci racconta che sente i suoi 34 anni pesare come se fossero 65, purtroppo infatti i ritmi di Ibiza sono accelerati e quello che un lavoratore farebbe in un anno quì deve essere fatto nei 6 mesi estivi .

Molte volte, ci raccontano gli infermieri, quando i casi si presentano particolarmente gravi, si richiede l’intervento dell’ elisoccorso per trasportare il paziente nel più vicino ospedale di Barcellona.

Una delle storie che ci hanno raccontato dentro al calderone delle infinite vicende che il personale dell’ ospedale vede ogni giorno, è quella di ISABEL, una giovane donna filippina, 28 anni circa, che da circa 6 lavorava come addetta alle pulizie nelle case e negli alberghi di Ibiza, era venuta qui per poter migliorare la vita dell’ anziana mamma e del suo bambino di 6 anni rimasti nelle Filippine.

Dopo una stagione estiva traballante causa COVID l’anno passato Isa si preparava a rientrare dal suo bambino quando all’ improvviso un forte mal di pancia la porto una notte a varcare la porta della grande porta a vetri ,Isa non uscì mai più da quella porta se non con un elicottero che dopo varie settimane di prelievi ,ricerche e sofferenza la condusse con un fegato ormai compromesso a Barcellona ,dove morì stringendo la foto del proprio piccolo tra le mani.

Questa è solo una delle tante storie che restano incise dentro alle menti del personale medico e sulle pareti dell’ospedale, storie che difficilmente potranno essere cancellate, tante volte vissute ,come ci confermano gli stessi dottori, tragedie vissute come una sconfitta per noi quì in prima linea, le storie  dei tanti lavoratori e turisti, che purtroppo non fanno ritorno nei loro paesi, la maggior parte per incidenti stradali, soprattutto con mezzi a 2 ruote, come successo qualche giorno fa ad un giovane napoletano GIAN LORENZO FORMICA, a nulla sono serviti gli interventi di rianimazione e a GIANLUCA, uno splendido ragazzo lavoratore dell’ isola, ballerino, animatore e coreografo nelle più belle serate della movida ibizenca, Gian ,che regalava sorrisi e allegria a chiunque lo conoscesse.

Altri casi consueti sono quelli riportati dopo gravi ferite nel corso  di liti o risse che è facile vedere per le strade o nei locali nelle caldi notti ibizenche.

Bene, se negli ospedali delle nostre città in Italia i medici lavorano a ritmi estenuanti negli ospedali dell’ isola di Ibiza, durante la “temporada estiva” non esistono soste, non esiste abbassare la guardia per un solo secondo, i codici rossi arrivano a qualsiasi orario in pronto soccorso, anche pochi minuti possono fare la differenza e salvare la vita .Molti sono i ricoveri psichiatrici per abuso di sostanze o per problemi depressivi e di attacchi di ansia .

Questa è una delle realtà forse poco raccontata e  trascurata dai mezzi di informazione ed una sensazione comune per chi sbarca ad Ibiza, “la vana illusione che qui’ non esistano dolore, tristezza e sofferenza “poi durante gli anni e il tempo trascorso quì e osservando con attenzione al di là delle luci e dell’ oblio dei vacanzieri …..ci si accorge che come ogni posto al mondo, tutti i giorni, tutti i momenti, anche se ovattato dai bagliori  del divertimento, l’isla del sol, si confronta ogni giorno con dolori, malattie e sofferenze delle quali nessun essere umano più essere esentato, si confronta con quella dura realtà che si chiama vita.

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