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Parliamo del centro, della terra di mezzo in politica

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La frizione e/o la lite e/o il divorzio tra Renzi e Calenda rappresenta una occasione straordinaria di riflessione per tutta la terra di mezzo.

Il Centro è nei fatti. Il Centro è nella società. Il Centro è nella disaffezione di chi non va a votare.

È attualmente deficitario nelle urne. È vero.

Ciò non significa che è tagliato fuori dalla volontà popolare. 

Non è segato neppure dal meccanismo elettorale. Questa è una giustificazione. Una scusa. Una “scacione”.

La polarizzazione dello scontro politico non è intrinseca alla vita politica, alla cultura, alla storia democratica (se non democristiana) del nostro Paese, dal dopoguerra in avanti.

Lo sanno bene quelli che hanno attraversato le repubbliche che poi … di Repubblica ve ne è stata sola una … ancorché scompensata da fatti decisamente più gravi di un conclamato colpo di Stato.

La carestia di consensi è legata dalla mancanza di un progetto. Si …dalla mancanza di un ambizioso progetto di governo. Non di potere effimero ma di governo dei processi, delle azioni, dei risultati coerenti con valori e ideali fondanti come declinati dai principi della centralità della persona, della solidarietà, della sussidiarietà.

Negli ultimi decenni, chi personalizzando la proposta con il proprio profilo, ha inteso velleitariamente autoincensarsi come erede di una tradizione (in particolare cristiano-sociale). Ma c’è un ma. Si è posto come mera stampella a mitigare un logos che non assicurava (o comunque non convinceva in) stabilità interna e credibilità internazionale per estremismo ideologico.

Ritorniamo al punto di partenza. Perché la querelle tra Renzi e Calenda rappresenta opportunità? 

La Lega, diciamo le cose come stanno, la Lega ha un radicamento al Nord e nelle regioni padane. Esprime geneticamente la disaffezione dei territori da Roma. Non è il partito però che riesce a persuadere altre aree a vocazione federalista se non indipendentista a generare identità fondate su autonomia e autarchia. Il PD è a trazione rossa. Nobile quanto si vuole ma non incline a lasciarsi plasmare dalle istanze cristiano sociali. Tutti i nodi della fusione a freddo tra Margherita e PDS sono rimasti irrisolti e le pulsioni più marcatamente di sinistra battono oltre misura sino a confinare in un recinto le espressioni moderate, popolari, socialiste, liberali, riformiste. Forza Italia senza Berlusconi non è, non sarà. Fratelli d’Italia è troppo legata al profilo del leader. Senza la Meloni FdI non è. La Meloni, in ogni caso, si guarderà bene dalla tentazione di piacere a tutti. Quando ci provò Fini, di ben altra statura, con il fisico del ruolo per ambire al Colle, finì come finì. Fini finì.

Chi pensa ad un allineamento subordinato di qua o di là … sbaglia. Chi pensa ad un volto che impegna un simbolo …sbaglia. Chi pensa ad un programma tiepido … sbaglia. Chi ha fretta … sbaglia. Chi fa affidamento su scoop, inchieste, procure … sbaglia. Chi si arrende a masianelli di frontiera … sbaglia. Chi ha nostalgia … sbaglia.

“Ci sono partiti che non hanno altro scopo che la conquista del potere; per tali partiti la sconfitta è una vera perdita; il loro lavorio sarà di nuovo quello di guadagnare adepti per un’altra lotta” (L. Sturzo).

Questo scopo si intravede ed è stato o sarà snidato nelle facezie, nei vaffa, negli assalti alla diligenza.

Quale allora lo spazio per questa terra di mezzo?

Quello suggerito dai drammi vissuti o percepiti dalla emergenza sanitaria alla emergenza umanitaria, dalla emergenza democratica alla emergenza di Pace, dalla emergenza di opportunità di lavoro e crescita alla emergenza di relazioni effettive in un mondo non virtuale: nuovo aconfessionale rinascimento nella cultura, nella economia, nella politica.

Emilio Fragale

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