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Perché una Giornata Mondiale dei Legumi?

Legumi_MessinaWebTv_Ambiente
Il Presidente di AssoCEA Messina APS, Francesco Cancellieri, ci fa una breve storia di questa celebrazione: “Basandosi sul successo dell'Anno internazionale dei legumi (IYP) nel 2016 attuato dalla FAO e riconoscendo il potenziale dei legumi per realizzare ulteriormente l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite (UNGA) ha designato il 10 febbraio come Giornata mondiale dei legumi ( WPD).”

Questa celebrazione rappresenta un’opportunità unica per sensibilizzare l’opinione pubblica sui legumi e sul ruolo fondamentale che svolgono nella trasformazione verso sistemi agroalimentari.

 I Legumi sono efficienti, inclusivi, resilienti e sostenibili per una produzione migliore, una nutrizione migliore, un ambiente migliore e una vita migliore.

fagiolo badda di polizzi

I legumi contribuiscono ad aumentare la resilienza dei sistemi agricoli e a fornire una vita migliore agli agricoltori in ambienti con scarsità d’acqua, poiché hanno una bassa impronta idrica e possono tollerare meglio la siccità e i disastri legati al clima rispetto ad altre colture alimentari, rendendoli uno strumento essenziale per adattare e mitigare i cambiamenti climatici. L’inclusione dei legumi in vari sistemi agricoli (ad es. agroforestazione, consociazione e sistemi agricoli integrati) può contribuire ad aumentare la resilienza dei mezzi di sussistenza agricoli e migliorare la produttività.

Inoltre, dal punto di vista economico, l’industria globale dei legumi, che si occupa della produzione e del commercio di legumi, si rivela un fattore positivo per garantire la resilienza delle catene di approvvigionamento regionali e globali, consentendo ai consumatori di accedere a cibi nutrienti e contribuendo all’uso sostenibile di prodotti naturali risorse.

Sulla base dei benefici che i legumi apportano ai sistemi agroalimentari e all’ambiente, per il 2023  il tema selezionato è:“Legumi per un futuro sostenibile” .

lenticchia villalba

L’Ente Parco dei Nebrodi da anni è impegnato nel campo della conservazione della biodiversità e della salvaguardia del patrimonio naturalistico e ambientale. Per la salvaguardia della biodiversità vegetale, l’Ente Parco dei Nebrodi, con il supporto tecnico-scientifico dell’ex Dipartimento di Scienze Botaniche dell’Università di Palermo, ha realizzato ad Ucria (c/da Pirato) la Banca vivente del Germoplasma, con l’annesso “Giardino dei Semplici” dedicato al botanico Bernardino da Ucria (1739 –1796 ).

La missione della banca vivente del germoplasma vegetale dei Nebrodi e’, quindi, quella della conservazione della biodiversita’ vegetale presente nei Nebrodi e nel territorio siciliano. Biodiversita’ vegetale che negli ultimi decenni sta assistendo ad una lenta e continua erosione genetica.

Tra questi semi è conservato anche il Fagiolo Carrazzo, che nel dialetto dei Nebrodi, significa “rampicante” da poco Presidio Slow Food.

fagiolo scicli

La caratteristica di crescere avvinghiati a tutori accomuna nove varietà di fagioli, di forma e colori diversi, che si coltivano da generazioni negli orti di questa parte della provincia di Messina. Conservati e trasmessi di generazione in generazione, questi fagioli hanno nomi dialettali quasi affettuosi, spesso evocativi di caratteristiche peculiari. Il lumachedda è di colore marroncino chiaro con venature marrone scuro; il setticanni ha il seme nero; l’ucchittu santanciulisi e l’ucchiuttu di Santa Lucia sono bianchi; il buttuna di gaddu ha il seme rosato e nero; il pinuttaru è rosa con venature viola. Poi ci sono tre ecotipi chiamati crucchittu, coltivati nell’alta valle del torrente Naso, che vanno dal colore rosso vinoso al viola scuro screziato di rosa. Tutti e nove si caratterizzano per la quasi totale assenza di buccia e quindi per la facile digeribilità.
Secondo i racconti degli anziani, sono coltivati nei Nebrodi almeno dalla metà dell’Ottocento, in particolare in prossimità delle sorgenti, tra i 600 metri di altitudine fino ai 1200 metri. L’orografia del territorio, caratterizzato da una forte pendenza e perciò terrazzato con muretti a secco, non consentiva la coltivazione intensiva del fagiolo. L’acqua per l’irrigazione era scarsa e la coltivazione era possibile solo manualmente. I contadini, le cui occupazioni principali erano la produzione di olio, agrumi, nocciole e l’allevamento di bovini, ovine e anche capre alle quote più alte, coltivavano i fagioli per il consumo familiare e ne vendevano solo una minima parte.


La semina avviene nel mese di aprile alle quote più basse (nei comuni di Sinagra, Ficarra, Mirto, Brolo) per arrivare al mese di giugno e ai primi di luglio in alta collina (nei comuni di Tortorici, Galati Mamertino, Ucria, Castell’Umberto San Salvatore di Fitalia, Castell’Umberto, Floresta, Longi). La raccolta è manuale e avviene dopo circa 70 giorni. Il diserbo si pratica zappettando le malerbe e con il rincalzo. Il concime proviene dagli allevamenti locali. Non si usa alcun prodotto chimico di sintesi. I tutori sono fatti con le canne, con i polloni di nocciolo oppure con reti. Ogni due anni si pratica la rotazione con patate o altre ortive estive (pomodoro, melenzane, peperoni). Nelle zone di montagna, sull’altopiano di Ucria e di Floresta, sovente la coltivazione dei fagioli è consociata ad altre colture secondo una tecnica locale tradizionale che prevede la semina, nella stessa postarella, di fagiolo, zucca e mais, quest’ultimo come tutore. La rugiada della notte si raccoglie sulle foglie larghe della zucca creando umidità e un microclima perfetto per il fagiolo.
Dei fagioli di Carrazzo, protagonisti di molte ricette tradizionali, si consumano i baccelli freschi e la granella secca, dopo un ammollo di circa 12 ore. Un piatto tipico dell’inverno sono i fagioli con le cotiche di suino nero dei Nebrodi, ma sono buonissimi anche in insalata o cucinati in bianco per condire la pasta.

Si mangiano anche “a piatto”, secondo un modo di dire locale, cioè lessi e conditi con un filo di olio extravergine. I baccelli verdi si soffriggono con il pomodoro o si aggiungono a patate, zucchine, sedano e cipolle nel minestrone di verdure, al quale a volte si aggiungono le frittole, cioè cotiche i ritagli di carne e pezzetti di frattaglie di suino nero dei Nebrodi cotti nello strutto.

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