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Sting, tripudio al Parco Ducale di Parma

STING_MessinaWebTv_Cultura
Lo spettacolo di Sting è stato pura magia, un magia sofferta e lungamente agognata. Era ciò di cui avevamo bisogno.

Nell’unica tappa italiana di questa rovente estate, il carismatico gentleman di Newcastle fa impazzire i circa 6500 spettatori presenti al Parco Ducale, accorsi per vederlo da ogni parte d’Italia e d’Europa.

L’evento, il più importante della rassegna di “Parma Capitale Italiana della Culturadell’estate 2020, era stato inizialmente programmato alla Cittadella. È stato organizzato da Puzzle Srl di Parma e Intersuoni Srl di Torino, in collaborazione con Fondazione Teatro Regio di Parma, il patrocinio e la collaborazione del Comune cittadino e di “Parma io ci sto!”.

Poi è arrivato il Covid, e il rischio che venisse tutto annullato era palpabile, come accaduto per molti altri eventi.

Una lunga attesa, durata quasi due anni, caratterizzata da incertezza e speranza.

E finalmente, il 19 luglio sera la paura di veder saltare un concerto voluto, desiderato fino all’ultimo, ha lasciato spazio alle urla di gioia e agli applausi che hanno accompagnato sul palco, sin dall’inizio, il mitico Gordon Matthew Sumner, conosciuto da oltre quarant’anni come Sting, il “Pungiglione”.

Ad assisterlo, una formazione di tutto rispetto, ormai rodata: assieme al braccio destro di una vita, il chitarrista Dominic Miller, tanti giovani e bravi musicisti, come Zack Jones alla batteria, i coristi Gene Noble e la bella Melissa Musique, Chewy Sager all’armonica, il tastierista Kevon Webster e Rufus Miller alla chitarra.

La serata è stata aperta da Joe Sumner, primogenito di Sting, che, alle 21:15, ha dato il benvenuto ai fortunati spettatori con le note della iconica Message in a bottle. Seguono Englishman in New York, Every little thing she does is magic e If you love somebody set them free: una tripletta niente affatto male! La storia dei Police e quella dello Sting solista si intrecciano inesorabilmente, rievocando un passato glorioso costellato da successi senza tempo che fanno sognare i giovani e i meno giovani. Questa è musica senza tempo, che solo l’esperienza del Pungiglione può vivificare con arrangiamenti sempre nuovi e piacevoli da ascoltare: è questo il senso dell’album My Songs.

Non c’è dubbio che siano i vecchi successi a far saltare dalle sedie gli spettatori, incontenibili persino per gli steward; ma anche i pezzi più attuali conquistano tutti: è il caso di If it’s Love e Rushing Water, due singoli estratti dal nuovo album, “The Bridge”, pubblicato lo scorso novembre.

E si ritorna indietro nel tempo con If I ever lose my faith in you e la evocativa Fields of gold, due diamanti di quel capolavoro che fu Ten Summoner’s Tales del 1993. Sting ringrazia (in italiano), e prosegue la cavalcata dei suoi successi con Brand New Day, pezzo inciso nel 1999 con “l’aiuto” della armonica di un certo Stevie Wonder. E, dopo la romantica Shape of my heart, si ritorna ai successi del periodo d’oro dei Police con Wrapped around you finger, So Lonely (arricchita dal medley con No woman no cry di Bob Marley) e Walking on the moon: il pubblico è letteralmente in visibilio, anche perché dopo arriva la sensuale Desert Rose.

King of pain è la perla di Synchronicity, album che ha segnato intere generazioni di musicisti; all’interno conteneva un capolavoro assoluto, la canzone emblema dei Police, Every Breath You Take, forse la più attesa dal pubblico di Parma che ormai è ai piedi di Re Sting.

Il concerto si chiude con l’immancabile Roxanne, e Fragile.

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